Le vicende della formazione delle collezioni strumentarie oggi raccolte nel Museo di Fisica sono complesse e stratificate. Possiamo distinguere per grandi linee tre nuclei storici di età differente confluiti nell’attuale raccolta.
Il primo nucleo del Museo è riconoscibile nella collezione giunta a Napoli da Parma e Piacenza al seguito di Carlo di Borbone insediatosi sul trono partenopeo nel 1734.
A Napoli la Collezione reale viene arricchendosi, trovando sede nella villa reale di Capodimonte accanto alla quadreria e alla biblioteca. Il secondo nucleo ha struttura composita, poiché si alimenta della parziale fusione della collezione ferdinandea con quella del Gabinetto Fisico di creazione murattiana.
Nel 1787, con Ferdinando, futuro re delle due Sicilie, la raccolta paterna di macchine e strumenti migra nel neonato Palazzo dei Regi Studi, l’ attuale Museo Archeologico Nazionale. Dopo aver seguito Ferdinando nell’esilio siciliano durante il decennio francese, la collezione torna a Napoli con i Borbone
restaurata, sistemata nel Palazzo Reale dell’odierna Piazza Plebiscito. Parallelamente, il Gabinetto fisico, il cui primo direttore è Gaetano de Conciliis, si viene popolando di macchine e strumenti provenienti dal Collegio militare della Nunziatella, cui erano state cedute alcune macchine della raccolta borbonica, e di collezioni private. Il gabinetto reale nei primi anni post-unitari si smembra, disperdendosi nei gabinetti scientifici universitari, dove giungono pure alcuni preziosi strumenti di proprietà del grande fisico Macedonio Melloni (la Collezione Melloni).
Da questo momento i nuclei di diversa provenienza divengono parte del Gabinetto Fisico universitario, destinato alla pubblica utilità ed alla didattica, che acquista una più robusta fisionomia con la nomina, nel 1878, del nuovo direttore Gilberto Govi, professore di fisica sperimentale, che si adopera per trasformare il gabinetto in un moderno laboratorio di ricerca.
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